Planet CE: la marca privata come sistema industriale

Un ecosistema che unisce controllo, servizi, comunicazione e marketing: Fabio Franzoni racconta l’evoluzione e le nuove sfide del Gruppo Planet CE.

All’inizio degli anni 2000, la marca privata nel retail italiano era un territorio poco presidiato e, soprattutto, poco strutturato sul fronte industriale. Le relazioni con la manifattura asiatica erano frammentate, spesso mediate da più livelli intermedi, con un controllo limitato su qualità, processi e conformità. È in questo contesto che nasce il Gruppo Planet CE, con un’idea semplice quanto allora non scontata: accorciare la filiera e creare un collegamento diretto tra retailer e fabbriche, mantenendo però pieno presidio su prodotto e servizi.

I primi passi

Il primo tassello di questo modello è M&C, società su cui si fonda l’intero impianto del Gruppo. Il suo ruolo è di strutturare e rendere sostenibile l’importazione diretta, selezionando e verificando i fornitori, la gestione dei campioni, le certificazioni, il controllo qualità, fino ai servizi di pre e post-vendita e agli adempimenti normativi. A M&C si affianca Proud Pacific Co., LTD, la controllata con sede operativa a Ningbo, in Cina, il presidio diretto sulla produzione. La presenza on-site permette di monitorare i fornitori e i processi in tempo reale, migliorando trasparenza, velocità decisionale e controllo qualitativo. Proprio su queste basi si sviluppa Planet CE, che nel tempo evolve da modello di supporto all’importazione a sistema integrato. Oggi il Gruppo combina sourcing, controllo produttivo e gestione normativa con una struttura articolata di post-vendita, organizzata in tre reti di assistenza tecnica dedicate (grandi elettrodomestici, piccoli elettrodomestici e mobilità elettrica) attive su tutto il territorio nazionale.

L’intervista

Il risultato è un modello che intercetta l’evoluzione della marca privata: non più solo leva di prezzo, ma progetto industriale e di marca, dove filiera, servizio e posizionamento devono essere governati in modo integrato. Per conoscere le strategie e gli obiettivi dell’azienda abbiamo intervistato Fabio Franzoni, Direttore Generale di Planet CE e Presidente di M&C.

L’intuizione da cui nasce il gruppo è quella di accorciare la filiera. Come prende forma?

Nel 2002 il contesto era completamente diverso: la marca privata era ancora poco sviluppata e i produttori cinesi non avevano una presenza strutturata in Europa. Abbiamo intuito che fosse possibile ridurre drasticamente la complessità della catena di approvvigionamento, creando un collegamento diretto tra retailer italiani e fabbriche cinesi. L’obiettivo era rendere disponibili prodotti competitivi, mantenendo però un controllo rigoroso su qualità, sicurezza e conformità normativa, inizialmente nel settore della climatizzazione.

In questo scenario nasce M&C. Perché il servizio diventa centrale fin da subito?

Perché un modello di disintermediazione totale non può funzionare senza una struttura solida di servizi. Non basta acquistare direttamente: bisogna presidiare certificazioni, sicurezza, aspetti normativi e assistenza. M&C nasce proprio per questo, come elemento abilitante del modello industriale, capace di garantire continuità e affidabilità nel tempo.

Qual era, concretamente, il ruolo di M&C nella fase iniziale?

M&C gestiva tutta la filiera, ad eccezione dell’acquisto fisico. Parliamo di individuazione e verifica delle unità produttive in Cina, gestione dei campioni pre-produzione, ottenimento delle certificazioni, audit e controlli qualità lungo il processo produttivo. A questo si aggiungevano la logistica, dall’origine alla destinazione, e l’assistenza tecnica in garanzia su tutto il territorio nazionale.

Quanto hanno inciso i servizi sulla replicabilità del modello?

In modo determinante. Senza una gestione diretta e strutturata di pre e post-vendita, il modello non sarebbe stato sostenibile nel lungo periodo. Nel tempo abbiamo rafforzato tutte queste attività: sourcing evoluto, audit di fabbrica, controlli qualità pre e post produzione – anche grazie alla nostra presenza diretta in Cina – con un miglioramento costante dei KPI e una riduzione significativa della difettosità. Parallelamente abbiamo investito in sistemi informatici e nella rete di assistenza, elevando progressivamente il livello del servizio.

Quali cambiamenti del mercato hanno portato allo sviluppo di Planet CE?

Fino al 2018 solo pochi retailer operavano in importazione diretta. Il vero punto di svolta è stato l’aumento della complessità normativa europea e delle responsabilità civili e penali connesse che ha spinto molti operatori a cercare un partner strutturato che potesse interporre un livello di sicurezza tra fabbrica e punto vendita.

Planet è quindi una risposta a questa complessità?

Esattamente. I retailer, nella maggior parte dei casi, non erano strutturati per gestire qualità, certificazioni e assistenza. Planet nasce per affiancare alla componente di servizio – già coperta da M&C – una gestione completa degli aspetti logistici e normativi, inclusi i flussi finanziari. In un contesto globale sempre più instabile, questo tipo di interposizione diventa fondamentale per ridurre il rischio.

Subito assistiamo a una vera accelerazione…

Il momento chiave è il 2020, quando decidiamo di aprire il modello al mercato, estendendolo a retailer diversi da quelli storici. La risposta è stata immediata e molto positiva, confermando la validità dell’impostazione e accelerando significativamente la crescita di Planet.

Come avete gestito la scalabilità senza perdere il controllo?

Abbiamo scelto di crescere senza scorciatoie. All’ampliamento dell’offerta abbiamo affiancato un potenziamento proporzionale della struttura organizzativa, dei processi e dei sistemi di controllo. Questo ci ha consentito di mantenere un elevato livello di qualità e affidabilità lungo tutta la filiera, anche in una fase di forte espansione.

Quanto è stato importante partire dai servizi?

È stato un elemento distintivo e lo è ancora oggi. La gestione diretta dei servizi ci permette un controllo più profondo rispetto a chi si affida a reti esterne. Inoltre, nel tempo abbiamo sviluppato anche servizi di marketing, fondamentali per accompagnare l’evoluzione della marca privata da semplice leva di prezzo a progetto di marca strutturato.

Cosa distingue oggi il vostro modello?

Il controllo completo della filiera. Dalla selezione e audit delle fabbriche alla gestione dei campioni, dalle ispezioni in produzione fino all’assistenza in garanzia e alla gestione della ricambistica. A questo si aggiungono relazioni consolidate con i produttori cinesi, costruite in oltre vent’anni, e servizi di marketing integrati che supportano i clienti nello sviluppo, nella comunicazione e nel posizionamento dei marchi.

Come sintetizzerebbe oggi l’identità del Gruppo Planet?

Siamo un modello integrato in cui distribuzione e servizi nascono dalla stessa visione industriale. I marchi dei nostri clienti li sentiamo come nostri e lavoriamo per farli crescere in modo coerente e strutturato. La marca privata oggi deve essere credibile, riconoscibile e sostenibile nel tempo. Per questo affianchiamo i clienti non solo sul prodotto e sui servizi tecnici, ma anche sul marketing, con l’obiettivo di costruire valore di marca e offrire al consumatore il miglior equilibrio tra qualità e prezzo.

Il punto di vista dei servizi tecnici

Patrick Tamburro, CEO di M&C

Che ruolo hanno oggi i servizi di pre e post-vendita?

Hanno il compito di garantire tranquillità sia alla forza commerciale sia ai clienti. Significa offrire prodotti conformi alle normative europee e assicurare un post-vendita evoluto, performante e flessibile. È una presenza costante, un “abbraccio invisibile” che accompagna l’utente finale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Oggi il post-vendita non è più un costo, ma un asset strategico per valorizzare prodotto e marchio.

Perché è fondamentale un approccio industriale ai servizi?

Perché solo ciò che si misura si può migliorare. Solo attraverso un’analisi rigorosa delle performance è possibile anticipare le criticità e garantire livelli di qualità costanti.

La complessità della Marca Privata impone una governance basata su dati oggettivi, in grado di trasformare l’efficienza operativa in un vantaggio competitivo misurabile. In questo modo il servizio tecnico smette di essere imprevedibile e diventa un asset scalabile, capace di sostenere la crescita del marchio con standard qualitativi certi e certificabili.

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