L’operazione JD.com-Ceconomy entra nella fase più concreta. Il gruppo cinese, come riferisce Reuters, ha presentato alla Commissione europea una serie di rimedi nell’ambito dell’indagine sull’offerta da 2,5 miliardi di dollari per acquisire il retailer tedesco che controlla MediaMarkt e Saturn. Il filing non chiarisce quali siano le misure proposte.
Ed è proprio questo il punto interessante. Non siamo più soltanto davanti a una trattativa industriale nel retail europeo dell’elettronica, ma a un test su come l’Unione europea intende valutare l’ingresso di grandi piattaforme extra-UE in asset commerciali considerati sempre più strategici.
L’indagine di Bruxelles è stata aperta a maggio nell’ambito del Foreign Subsidies Regulation, con il sospetto che JD.com possa aver beneficiato di sussidi esteri capaci di alterare la concorrenza nel mercato europeo.
Nel frattempo, la Cina ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, definendo l’indagine una forma di “giurisdizione extraterritoriale impropria” e ordinando alle entità cinesi di non implementare né assistere la procedura europea.
Per il retail tech europeo il caso è rilevante perché Ceconomy non è un operatore qualunque: è una delle principali infrastrutture commerciali dell’elettronica di consumo in Europa. Se l’operazione andasse avanti, JD.com porterebbe capitale, logistica, piattaforma digitale e capacità e-commerce dentro una rete retail fisica di grande scala.
Se invece Bruxelles imponesse rimedi pesanti, o arrivasse a bloccare l’acquisizione, il messaggio sarebbe altrettanto chiaro: la distribuzione europea dell’elettronica non viene più letta solo come mercato, ma anche come infrastruttura strategica.