Getty cambia strategia sull’AI: accordo con OpenAI per portare le sue immagini dentro ChatGPT

Getty Images, uno dei gruppi più aggressivi nel contrastare l’uso non autorizzato dei contenuti visivi per addestrare modelli di intelligenza artificiale, cambia approccio. Dopo anni di battaglie legali contro i generatori di immagini, la società ha annunciato un accordo pluriennale con OpenAI per integrare le proprie fotografie con licenza all’interno di ChatGPT.

La notizia ha avuto un impatto immediato sul mercato: le azioni Getty sono balzate di circa il 200% nel pre-market, un movimento eccezionale per un’azienda legata al business tradizionale delle immagini stock. Alcune fonti hanno poi indicato un rialzo intraday più vicino al 156%, ma la direzione resta chiara: gli investitori hanno letto l’accordo come una svolta strategica.

Le immagini Getty entrano nella ricerca di ChatGPT

L’intesa, annunciata il 21 giugno, prevede una partnership pluriennale di visualizzazione. Le librerie di contenuti con licenza Getty saranno integrate nelle funzioni di ricerca e scoperta di ChatGPT. In pratica, quando un utente chiederà al chatbot una risposta che richiede anche un’immagine, il sistema potrà mostrare una fotografia Getty autorizzata, invece di ricorrere a una rappresentazione sintetica generata dall’AI.

Il CEO di Getty, Craig Peters, ha spiegato che contenuti di alta qualità e correttamente licenziati possono rendere la ricerca basata sull’intelligenza artificiale “più utile e più affidabile”.

L’accordo punta quindi a rafforzare la provenienza e l’attendibilità delle immagini mostrate agli utenti, un tema sempre più centrale mentre ChatGPT evolve da semplice chatbot a piattaforma di ricerca, scoperta, contenuti e servizi.

Nessun dettaglio economico e nessuna indicazione sul training

Gli aspetti più interessanti sono però quelli non dichiarati. Getty e OpenAI non hanno comunicato i termini finanziari dell’accordo, né eventuali revenue share. Soprattutto, non è stato specificato se le immagini Getty potranno essere utilizzate per addestrare futuri modelli OpenAI.

Il dettaglio è decisivo, perché proprio l’addestramento dei modelli è stato al centro delle battaglie legali di Getty. L’accordo, per come descritto, riguarda la visualizzazione e la distribuzione di immagini già licenziate, non l’uso delle stesse per alimentare nuovi sistemi generativi.

Questa distinzione consente a Getty di monetizzare la propria library all’interno di un grande ambiente AI senza rinunciare, almeno formalmente, alla linea dura contro l’uso non autorizzato dei contenuti per il training.

Dalla causa contro Stability AI all’accordo con OpenAI

Il cambio di atteggiamento è forte e chiaro. Getty aveva infatti citato in giudizio Stability AI, la società dietro Stable Diffusion, sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito, accusandola di aver utilizzato senza autorizzazione circa 12 milioni di immagini per addestrare il proprio generatore.

Nel novembre 2025, l’Alta Corte britannica ha emesso una decisione favorevole in larga parte a Stability AI, respingendo il nucleo principale della rivendicazione sul copyright di Getty e riconoscendo solo una responsabilità più limitata sul fronte del marchio. Getty ha poi ottenuto il permesso di appellare parte della decisione.

L’accordo con OpenAI arriva quindi mentre quella battaglia resta ancora aperta. La posizione della società appare ora più pragmatica: continuare a litigare dove ritiene di aver subito un danno, ma firmare accordi quando esiste la possibilità di essere pagata.

OpenAI costruisce una rete di accordi sui contenuti

Per OpenAI, l’intesa con Getty si inserisce in una strategia già avviata da tempo. Negli ultimi due anni la società ha firmato accordi con diversi editori e proprietari di contenuti, tra cui News Corp, Financial Times e Axel Springer.

Parallelamente, altri titolari di diritti hanno scelto la via giudiziaria, come Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster. Getty diventa ora uno dei nomi più rilevanti a passare dal fronte dello scontro a quello della collaborazione, e soprattutto il primo grande proprietario di contenuti visivi a farlo su questa scala.

Per OpenAI, poter mostrare fotografie reali, licenziate e con provenienza chiara è un vantaggio evidente. In una fase in cui ChatGPT sta ampliando le proprie funzioni verso ricerca, commerce e pubblicità, la disponibilità di immagini affidabili può rendere l’esperienza più credibile e più utile per gli utenti.

Per Getty è una questione di sopravvivenza industriale

Per Getty, l’accordo è anche una mossa difensiva. Il suo business storico, basato sulla licenza di fotografie a media, aziende e marketer, è uno dei più esposti all’impatto dei generatori di immagini. Se un modello AI può produrre un’immagine “abbastanza buona” a costo marginale quasi nullo, il valore percepito delle immagini stock rischia di ridursi.

Entrare in ChatGPT significa provare a trasformare una minaccia in un canale di distribuzione. Invece di trovarsi contro un sistema che sostituisce le sue fotografie con immagini sintetiche, Getty prova a fare in modo che la piattaforma AI diventi un luogo in cui le sue immagini vengono cercate, mostrate e valorizzate.

Il forte rialzo del titolo suggerisce che il mercato temeva uno scenario diverso: quello di un’azienda schiacciata dalla disruption generativa. L’accordo con OpenAI indica invece una possibile via alternativa, in cui i contenuti professionali con licenza trovano un ruolo dentro i nuovi strumenti AI.

La nuova fase dei contenuti nell’intelligenza artificiale

Il caso Getty-OpenAI mostra come il mercato stia entrando in una fase più matura. Dopo lo scontro iniziale sull’uso dei contenuti per addestrare i modelli, prende forma una seconda fase, basata su licenze, accordi commerciali e integrazione dei contenuti nelle piattaforme AI.

Resta però aperta la questione principale: la differenza tra mostrare contenuti con licenza e usarli per addestrare i modelli. È su questo confine che si giocherà gran parte del rapporto futuro tra intelligenza artificiale, editori, fotografi, agenzie e piattaforme.

Getty non abbandona necessariamente la linea legale, ma affianca alla battaglia giudiziaria una strategia commerciale. La società che più di altre aveva provato a fermare l’AI in tribunale sceglie ora di entrarci, a pagamento. Ed è proprio questa svolta, più ancora dell’effetto immediato in Borsa, a segnare il passaggio più importante.

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