Samsung, il sindacato apre al dialogo ma solo dopo lo sciopero: resta il nodo dei bonus nella divisione chip

Samsung Electronics ha chiesto al suo principale sindacato di tornare al tavolo delle trattative senza precondizioni. Il sindacato ha accettato, ma con una tempistica che conferma la durezza dello scontro: i colloqui potranno riprendere il 7 giugno, tre giorni dopo la conclusione dello sciopero di 18 giorni previsto a partire dal 21 maggio.
La risposta è arrivata dalla National Samsung Electronics Union (NSEU), che rappresenta circa 36.000 lavoratori, pari a circa il 30% della forza lavoro dell’azienda. La proposta di dialogo, confermata dal sindacato e riconosciuta da Samsung in una breve nota, è arrivata due giorni dopo il fallimento dei negoziati mediati dal governo presso la National Labor Relations Commission.

La Borsa reagisce negativamente

La posizione del sindacato è stata accolta male dagli investitori. Venerdì mattina le azioni Samsung sono arrivate a perdere fino al 7,6% alla Borsa di Seoul, a fronte di un calo dell’1,1% dell’indice KOSPI, prima di recuperare parte delle perdite nel corso della seduta.

La reazione dei mercati riflette il peso della divisione semiconduttori nei risultati e nella valutazione del gruppo. Samsung ha superato recentemente la soglia di 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, spinta quasi interamente dal business dei chip, in particolare dalle linee HBM e DRAM per server, oggi fondamentali per la domanda legata all’intelligenza artificiale.

Il vero scontro è sui bonus, non sul salario base

Il cuore della disputa non riguarda tanto lo stipendio ordinario, quanto la formula dei bonus. La NSEU chiede la rimozione del tetto attuale, pari al 50% della retribuzione base, sui premi di performance. Il sindacato vuole inoltre che venga inserito nel contratto un sistema di partecipazione agli utili pari al 15% del profitto operativo della divisione chip.

Samsung ha proposto un pagamento una tantum per il 2026 e una forma di profit sharing equivalente a circa il 13%, ma non si è impegnata a introdurre un cambiamento strutturale e permanente.

Il confronto con SK Hynix pesa molto sul negoziato. Lo scorso settembre, il concorrente diretto di Samsung ha accettato di eliminare il tetto ai bonus e di destinare ai dipendenti il 10% del profitto operativo annuo per un periodo di dieci anni. Sulla base delle previsioni 2026, questa formula potrebbe tradursi in pagamenti molto elevati per i lavoratori, e i dipendenti Samsung della divisione chip chiedono ora un meccanismo analogo, scritto nel contratto e non lasciato alla discrezionalità del management.

Rischio miliardario per la produzione chip

La tempistica dello sciopero rende il confronto particolarmente delicato. Le linee HBM e DRAM per server sono oggi tra gli asset più strategici di Samsung, in un momento in cui la domanda globale di memoria ad alte prestazioni è sostenuta dai data center AI.

Secondo una stima di JPMorgan, uno stop di 18 giorni potrebbe costare a Samsung oltre 4.000 miliardi di won, circa 2,9 miliardi di dollari, in ricavi diretti dalla divisione semiconduttori. La stima del sindacato è ancora più alta e arriva fino a 30.000 miliardi di won. Le due valutazioni non sono direttamente confrontabili, ma entrambe indicano un impatto potenzialmente superiore alla distanza economica tra le posizioni delle parti al tavolo negoziale.

Il governo teme l’impatto sull’export coreano

La possibile astensione dal lavoro preoccupa anche il governo sudcoreano. I semiconduttori hanno rappresentato ad aprile circa il 37% delle esportazioni complessive del Paese, secondo i dati del ministero del Commercio.

Il primo ministro e il ministro delle Finanze hanno già espresso pubblicamente la necessità di evitare uno sciopero nel principale produttore mondiale di memorie. Finora, però, il ministro del Lavoro ha scelto di non ricorrere all’arbitrato d’emergenza, uno strumento raro che congelerebbe l’azione industriale per 30 giorni.

Samsung, nella sua nota, ha dichiarato di restare aperta al dialogo e di rammaricarsi per la decisione del sindacato di procedere con lo sciopero.

La NSEU ha precisato che valuterà eventuali nuove proposte scritte prima del 21 maggio, ma non intende rinviare la mobilitazione per proseguire le trattative. La data del 7 giugno, secondo il sindacato, non è una posizione negoziale: è il calendario.

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