Carrefour Italia diventa GS: il progetto, i tempi, i formati e le strategie

Il rilancio di Carrefour Italia, destinata a tornare progressivamente sotto l’insegna storica GS, entra nella fase operativa e rappresenta uno snodo strategico per NewPrinces, il gruppo guidato da Angelo Mastrolia che negli ultimi dodici mesi ha costruito un modello di integrazione industriale senza precedenti nel panorama agroalimentare italiano. L’operazione segna l’ingresso diretto del gruppo nella grande distribuzione organizzata, completando una filiera che va dalla produzione alla trasformazione fino alla vendita al dettaglio, con un impatto rilevante su prezzi, consumi e assetti del mercato.

Dopo una serie di acquisizioni di peso – tra cui Princes nel Regno Unito, Plasmon e lo stabilimento Cinzano in Piemonte – NewPrinces è passata da un fatturato di 750 milioni a 6,9 miliardi di euro, consolidando una presenza industriale estesa e strutturata. L’acquisizione di Carrefour Italia consente ora al gruppo di valorizzare direttamente le proprie produzioni: i prodotti realizzati all’interno delle filiere industriali controllate sono destinati a generare tra 400 e 500 milioni di euro di fatturato, pari a circa il 15% del giro d’affari complessivo della rete distributiva.

Il progetto GS in tre formati

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Mastrolia racconta il futuro dei punti vendita Carrefour.

Il progetto di rilancio coinvolge 1.052 punti vendita, suddivisi tra franchising, affitto e gestione diretta, ed è attualmente in attesa delle autorizzazioni comunali per il cambio di insegna in GS. Il piano prevede tre format distinti: ipermercati orientati alla convenienza e utilizzabili anche come piattaforme logistiche per il canale horeca; supermercati focalizzati sull’integrazione tra produzione e distribuzione; e punti vendita Express dedicati alla prossimità urbana. Gli investimenti complessivi ammontano a circa 200 milioni di euro, comprensivi del riacquisto di immobili strategici, con circa 50 milioni già allocati.

L’offerta

Sul piano dell’offerta, il nuovo assetto della rete GS vedrà una crescita progressiva dei prodotti a marchio del distributore, con l’obiettivo di raggiungere una quota intorno al 50% entro tre anni. I brand del gruppo manterranno un peso non inferiore al 20%, mentre la quota della marca tradizionale tenderà a ridursi verso il 30%. Una scelta che mira a migliorare il rapporto qualità-prezzo e ad allineare l’assortimento all’evoluzione dei consumi, in un contesto segnato da una forte pressione sui bilanci familiari.

L’ingresso di NewPrinces nella grande distribuzione avviene infatti in una fase delicata per il mercato: tra il 2021 e il 2025 i prezzi alimentari sono aumentati del 24,9%, secondo i dati Istat, con un impatto diretto sui volumi di vendita. In questo scenario, il gruppo condivide l’impostazione dell’indagine avviata dall’Antitrust sulla ripartizione del valore lungo la filiera agroalimentare e sottolinea come prezzi elevati finiscano per rallentare i consumi, indebolendo l’intero sistema. La dinamica inflattiva, secondo questa lettura, non sarebbe più giustificata dall’andamento dei costi: molte materie prime e i prezzi dell’energia risultano oggi sensibilmente inferiori rispetto ai picchi degli anni emergenziali, con eccezioni limitate ad alcuni comparti specifici.

Le private label

La strategia di NewPrinces punta quindi a rafforzare le private label come leva industriale e non come semplice strumento commerciale, valorizzando filiere strutturate, controllo dei processi produttivi e investimenti in qualità. In questo modello, la sostenibilità dei margini è strettamente legata alla sostenibilità dei consumi: mantenere listini disallineati rispetto ai costi reali rischia di comprimere i volumi, ridurre la domanda e generare effetti strutturali negativi anche per l’industria stessa.

Il ritorno del marchio GS non è dunque solo un’operazione di rebranding, ma il tassello finale di una strategia che ridefinisce i rapporti tra industria e distribuzione, con l’obiettivo di riportare equilibrio lungo la filiera agroalimentare e rafforzare il potere d’acquisto dei consumatori in un contesto economico ancora fragile.

Una buona notizia per i lavoratori

Infine, una buona notizia per i 170 lavoratori che, prima dell’accordo, sarebbero dovuti andare in cassa integrazione. Non ci andranno più, la misura è stata revocata perché, come ha sottolineato Mastrolia “Il confronto con le parti sociali oggi è focalizzato su percorsi di sviluppo, crescita delle competenze e stabilità occupazionale”, non sui tagli.

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