Nella proposta di quadro finanziario pluriennale presentata dalla Commissione europea è prevista una tassa che colpirà dal 2028 gli Stati membri che non raggiungono gli obiettivi di raccolta dei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Secondo i dati del Centro di Coordinamento Raee, in Italia nel 2024 sono state raccolte 540.854 tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche, a fronte di oltre un milione e 820mila tonnellate di immesso al consumo. Un tasso di raccolta pari al 29,64% che secondo i calcoli della nuova tassa equivarrebbe ad un importo annuo di 2,6 miliardi di euro circa da versare nelle casse Ue.
In pratica la Commissione calcolerà ogni anno il peso delle apparecchiature elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti e quello dei Raee correttamente lavorati nello stesso periodo. Se quest’ultimo non rappresenta il 65% dell’immesso, sulla differenza sarà applicata una tassa pari – questa la richiesta iniziale – a 2 euro al chilo.
Su tale argomento abbiamo raccolto il parere di Luca Fasolino, direttore del Consorzio Ecoem, che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“I risultati ottenuti negli ultimi anni sono ben lontani da quanto l’Unione Europea si aspetta dal nostro Paese, nonostante gli sforzi della filiera, le attività di sensibilizzazione e le iniziative economiche a sostegno dei Soggetti atti alla raccolta, i target restano ancora lontani. E’ certamente necessario continuare ad investire nelle attività di comunicazione e condivisione dei benefici del riciclo, ma è anche essenziale che siano messi in campo gli sforzi da parte di tutti gli stakeholder, ovvero comuni, distributori, cittadini e consorzi. Confidiamo che le recenti misure legislative volte alla semplificazione della raccolta possano impattare positivamente e ci auguriamo che si lavori insieme verso un cambio di rotta onde evitare di pagare un conto molto salato e sprecare una grande opportunità per l’ambiente e la filiera del riciclo Nazionale”.