La strategia passa da espansione della rete, intelligenza artificiale, servizi, marketplace, retail media e private label. Oggi MediaWorld conta 153 punti vendita in Italia, una quota di mercato del 29,7% e 200 milioni di euro investiti dal 2020. Nei prossimi cinque anni il gruppo vuole accelerare ancora.
MediaWorld ha celebrato ieri sera a Milano i suoi 35 anni di presenza in Italia. L’insegna, nel corso di un affollata convention, ha voluto festeggiare il prestigioso anniversario ripercorrendo i milestone del Gruppo, ma soprattutto indicare la direzione dei prossimi anni.
L’azienda ha infatti presentato la strategia con cui punta ad arrivare al 2030 rafforzando il proprio modello omnicanale attraverso tre direttrici principali: espansione della rete fisica, crescita del digitale e sviluppo di nuove aree di business complementari al retail tradizionale.
È un piano che parte da una base già profondamente cambiata rispetto al MediaWorld di qualche anno fa. Oggi il retailer non vuole più essere percepito soltanto come luogo nel quale acquistare tecnologia, ma come una piattaforma capace di accompagnare il cliente prima, durante e dopo l’acquisto, integrando negozi, e-commerce, assistenza, servizi, contenuti e nuove fonti di ricavo.

Più negozi: cinque nuove aperture entro la prossima peak season
Il primo pilastro riguarda la rete fisica. MediaWorld conta oggi 153 punti vendita in Italia, ma il numero è destinato a crescere. L’azienda prevede cinque nuove aperture già entro la prossima peak season e oltre 12 nuovi negozi nel 2027, con l’obiettivo di raddoppiare il ritmo di sviluppo nell’arco dei prossimi cinque anni.
La strategia non prevede però un unico modello di punto vendita. L’espansione passerà attraverso format differenziati, costruiti in funzione di location, bacino commerciale e modalità di acquisto.
Una delle prossime tappe sarà particolarmente significativa: il 18 novembre MediaWorld aprirà in Piazza Gae Aulenti, a Milano, un nuovo store in formato smart. Una scelta che indica la volontà di presidiare anche location urbane ad alta densità di traffico, con superfici e format differenti rispetto ai tradizionali grandi store periferici.
La rete fisica, quindi, non viene ridimensionata dalla crescita dell’online. Al contrario, resta uno dei pilastri della strategia, ma cambia funzione: meno semplice esposizione di prodotti e sempre più luogo di consulenza, esperienza e servizio.
L’obiettivo è raddoppiare il business digitale
Il secondo asse è l’e-commerce. MediaWorld dichiara l’obiettivo di raddoppiare il business online entro il 2030, intervenendo contemporaneamente su assortimento, velocità delle consegne, flessibilità logistica e qualità dell’esperienza di ricerca e acquisto.
L’intelligenza artificiale avrà un ruolo crescente soprattutto nella personalizzazione.
Il punto non sarà semplicemente suggerire prodotti, ma rendere più semplice il percorso di scelta in categorie tecnologiche sempre più complesse. Smartphone, notebook, TV, elettrodomestici connessi, wearable e prodotti basati sull’AI richiedono infatti una capacità di orientamento superiore rispetto al passato.
Per MediaWorld, quindi, il digitale non deve soltanto diventare più grande in termini di fatturato, ma anche più efficace nel trasformare una quantità crescente di prodotti e informazioni in un percorso comprensibile per il consumatore.

Dal negozio di elettronica a una piattaforma di servizi
La terza direttrice riguarda le cosiddette Growth Areas, destinate ad assumere un peso crescente nel modello economico dell’azienda.
MediaWorld cita espressamente Marketplace, Services & Solutions, Retail Media, Retail-as-a-Service e Private Label. Significa che una parte sempre maggiore del valore non dovrà necessariamente arrivare dalla vendita del singolo televisore, smartphone o elettrodomestico. Il retailer punta invece a costruire ricavi attraverso servizi collegati, soluzioni per brand e partner, pubblicità retail, marketplace e prodotti a marchio proprio.
Il percorso riflette una trasformazione che sta interessando l’intero retail tecnologico europeo: la pressione sui margini dell’hardware rende sempre più importante la capacità di monetizzare il rapporto con il cliente anche oltre la singola transazione.
MediaWorld può sfruttare in questo senso un asset molto rilevante: milioni di interazioni tra negozio, sito, app e post-vendita che possono diventare la base per servizi, advertising e nuove offerte.
“Moments of Trust”: il cliente deve potersi orientare
La nuova strategia viene collegata anche a “Moments of Trust”, il progetto di Gruppo lanciato nel luglio 2026 con l’obiettivo di rafforzare la fiducia in ogni interazione con il cliente.
Il ragionamento di MediaWorld parte da un cambiamento evidente nel mercato. Per molti anni il ruolo del retailer è stato soprattutto quello di rendere disponibile la tecnologia. Oggi il problema è spesso opposto: l’offerta è enorme, le caratteristiche tecniche aumentano e l’intelligenza artificiale sta introducendo nuove categorie e nuovi criteri di scelta.
Il cliente ha quindi meno bisogno di accedere alla tecnologia e più bisogno di capire quale tecnologia abbia realmente senso per lui.
È qui che MediaWorld prova a riposizionare il ruolo del negozio e del personale: consulenza competente, assistenza, ricerca intuitiva online, consegne affidabili e supporto post-vendita diventano parti dello stesso rapporto.
L’AI, in questa impostazione, non viene vista come alternativa alle persone, ma come strumento per semplificare le decisioni e creare maggiore continuità tra esperienza digitale e negozio.
NPS a 68 punti, obiettivo 80 entro il 2030
MediaWorld lega questa strategia anche a indicatori misurabili. Nei primi tre trimestri del FY26 il Net Promoter Score ha raggiunto 68 punti, il livello più alto mai registrato dall’azienda. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 80 entro il 2030.
Parallelamente, il gruppo punta a portare a 55 l’NPP, indicatore utilizzato per misurare la soddisfazione dei collaboratori. Non è un dettaglio secondario. Se il negozio deve diventare sempre più un luogo di consulenza, la qualità dell’esperienza del cliente dipende inevitabilmente anche da competenze, formazione e coinvolgimento delle persone che lavorano nella rete.
L’azienda vuole inoltre estendere sempre più l’offerta all’intero ciclo di vita del prodotto, includendo installazione, servizi post-vendita, gestione dei resi, circolarità e ricondizionato. Il rapporto con il cliente, quindi, non dovrebbe terminare alla cassa.
200 milioni di euro investiti dal 2020
A sostenere questa trasformazione ci sono investimenti significativi. Dal 2020 MediaWorld ha investito circa 200 milioni di euro nella trasformazione e nell’espansione del business, intervenendo su rete, infrastrutture, competenze e strumenti digitali.
Nello stesso arco temporale, secondo i dati comunicati dall’azienda, i ricavi sono cresciuti del 15%, mentre le vendite digitali sono aumentate del 40%.
La quota di mercato ha raggiunto il 29,7% nel panel di riferimento, quasi due punti percentuali in più rispetto al 2020 e, secondo MediaWorld, il livello più alto mai raggiunto.
Numeri che aiutano a spiegare perché il gruppo abbia deciso di accelerare invece di limitarsi a consolidare la posizione raggiunta.
Cosimelli: “La leadership si misura anche attraverso la fiducia”
Il CEO di MediaWorld, Emanuele Cosimelli, lega direttamente i risultati degli ultimi anni alla nuova fase di sviluppo.
“Arriviamo ai 35 anni dopo cinque anni in cui siamo tornati a crescere in maniera importante, espandendo la nostra presenza sul territorio, accelerando sul digitale e diversificando il nostro modello di business”.
Cosimelli sottolinea inoltre come il mercato stia diventando più complesso e come la leadership non possa essere misurata soltanto attraverso fatturato e quote.
L’ambizione al 2030 è costruire una MediaWorld “ancora più forte e rilevante”, capace di combinare innovazione tecnologica e valore delle persone e di trasformare la fiducia del cliente in un elemento competitivo.
Vendite +5% e investimenti +16% nel primo trimestre FY26

Anche i dati più recenti indicano una fase di accelerazione. Secondo quanto dichiarato dalla CFO Daria Dodonova, nel primo trimestre del FY26 le vendite sono cresciute del 5% rispetto al FY25, mentre gli investimenti sono aumentati del 16%.
La priorità, spiega Dodonova, non è aumentare semplicemente la scala, ma costruire un business più diversificato ed efficiente, capace di generare valore sostenibile nel tempo.
Ed è proprio in questa chiave che vanno lette le Growth Areas: non attività laterali, ma pezzi di un modello retail progressivamente meno dipendente esclusivamente dal margine sulla vendita dell’hardware.
35 anni di trasformazione del retail tecnologico
L’anniversario offre anche l’occasione per ripercorrere un pezzo importante dell’evoluzione del mercato italiano dell’elettronica.
MediaWorld ha aperto il proprio primo punto vendita in Italia nel 1991. Da allora sono cambiate radicalmente non soltanto le tecnologie vendute, ma anche le modalità con cui vengono scoperte, confrontate e acquistate.
Per raccontare questo percorso, durante l’evento milanese dedicato ai 35 anni è stata realizzata l’esposizione “35 anni di innovazione”, con prodotti iconici, volantini e materiali d’archivio.
Dal 3 ottobre partirà inoltre la nuova campagna dedicata all’anniversario, accompagnata da promozioni, attività nei punti vendita, iniziative digital e social, contenuti ed esperienze destinate sia ai clienti sia ai collaboratori.
Il concept scelto è “35 Years of WOW Moments. Together.”, con le “prime volte” tecnologiche come filo conduttore.
Da prodotto, prezzo e promozione a un ecosistema

Il Marketing Director Francesco Sodano sintetizza forse meglio di tutti la trasformazione avvenuta nel retail negli ultimi anni.
MediaWorld, spiega, è passata da un modello costruito prevalentemente intorno a prodotto, prezzo e promozione a un ecosistema nel quale negozi, digitale, servizi, loyalty e contenuti devono funzionare come un’unica esperienza.
È un passaggio particolarmente rilevante per tutto il settore. Il cliente non distingue più nettamente tra online e offline. Può scoprire un prodotto sui social, confrontarlo sul sito, vederlo in negozio, acquistarlo dall’app e successivamente rivolgersi allo store per assistenza.
La vera omnicanalità non consiste quindi semplicemente nell’avere un sito e dei negozi, ma nel rendere invisibili i confini tra questi touchpoint.
Come cambia il retail tecnologico
I 35 anni di MediaWorld raccontano anche come sia cambiato il mestiere del retailer tecnologico.
Negli anni Novanta il valore era soprattutto nella capacità di portare la tecnologia al grande pubblico. Oggi quello stesso pubblico dispone di una quantità quasi infinita di prodotti, informazioni, recensioni, marketplace e possibilità di acquisto. Il problema non è più trovare la tecnologia. È orientarsi. È per questo che il piano MediaWorld al 2030 appare significativo soprattutto per ciò che c’è dietro ai numeri delle nuove aperture. Più store continueranno a essere importanti, così come raddoppiare l’online. Ma la trasformazione più profonda riguarda il modello economico: marketplace, retail media, servizi, private label e retail-as-a-service mostrano come il retailer stia cercando di diventare una piattaforma più ampia rispetto alla semplice distribuzione di elettronica.
La rete fisica, allo stesso tempo, non scompare. Cambia mestiere. Se il prezzo di un prodotto può essere verificato in pochi secondi da qualunque smartphone, il valore del negozio si sposta sempre più sulla capacità di far provare, spiegare, confrontare, configurare, installare e assistere.
Ed è forse qui il senso più concreto del concetto di “Moments of Trust”: in un mercato tecnologico destinato a diventare ancora più complesso con l’arrivo massiccio dell’intelligenza artificiale, la fiducia può diventare uno degli ultimi veri fattori di differenziazione del retail.
MediaWorld arriva a questo passaggio con 153 negozi, il 29,7% di quota nel panel di riferimento, vendite digitali cresciute del 40% dal 2020 e 200 milioni di euro già investiti nella trasformazione.
Il 2030 servirà a capire se questa base potrà trasformare uno dei retailer storici dell’elettronica italiana in qualcosa di più ampio: non soltanto il posto dove comprare tecnologia, ma il soggetto capace di accompagnare il cliente dentro una tecnologia che diventa ogni anno più potente, più pervasiva e anche più difficile da scegliere.
